Le telecamere di Caccia e Pesca fanno tappa a Simeri Crichi: qui trovata la Calabria vera

La Troupe di Cinghialai d’Italia nei boschi di Sellia Superiore (da sinistra Walter Calandri, Nino Bacchin e Carlo Torre)

Ha fatto tappa a Simeri Crichi il programma Cinghialai d’Italia, guidato da Carlo Torre con Walter Calandri e Nino Bacchin, in onda sulla famosa piattaforma tv  SKY al canale 235. Quasi tre giorni di registrazioni della nuova stagione, in onda il prossimo anno, in compagnia della Squadra di Simeri Crichi “Ciarly 1 – Briganti di Sellia”, alla riscoperta dell’antica tradizione della caccia con un itinerario impuntato non solo sulla battuta di caccia ma anche sui numerosi usi, costumi e tradizioni culturali ed enogastronomiche della nostra terra, negli splendidi scenari dei boschi della vicina Sellia Superiore. Vi proponiamo quindi un’esclusiva intervista al direttore di Cinghialai d’Italia Carlo Torre.

Leggendo la sua biografia notiamo che lei per tanti anni ha portato avanti la passione per la caccia, prima con il fucile e poi ha ben pensato di sostituirlo con la telecamera, ma comunque non sarà la stessa cosa, ecco, qual è la sostanziale differenza e le emozioni che regala?

Per me è meglio la telecamera che il fucile, dico la verità. Io vado a caccia da 30 anni e ho sparato tanto, ho cominciato a fare una rivista, ho cominciato a prendere gusto nel raccontare la caccia e poi sono passato ai film, innanzitutto perché il film esprime al massimo la tua creatività, vivi la caccia in un modo diverso. Vedi, tu vai a caccia, fai una bella fucilata, prendi un cinghiale riesci a costruire un bel film, è una cosa che rimane come ricordo, riesci a dare qualcosa di te e prendere qualcosa dagli altri creando questo filo continuo come argomento portante la caccia, ma che poi coinvolge persone ed emozioni. […] Io mi giudico un cronista che sta a guardare, assimila e racconta.

Il Caposquadra Marcello Pugliese durante le riprese

Il programma prende il nome Cinghialai d’Italia. Oggi possiamo dire che il fenomeno della caccia al cinghiale sta subendo un forte incremento soprattutto in questo territorio calabrese dove il cinghiale diventando una vera e propria minaccia, quindi raccontare la caccia al cinghiale può essere uno sprono per stimolare sempre più la caccia, anche in un periodo, ricordiamo, in cui gli animalisti remano da tutt’altra parte, come coniugare le due cose?

Ovviamente noi siamo di parte perché siamo Cacciatori, quindi abbiamo una visione che è una visione mirata alla preda. In Cinghialai d’Italia, ho studiato il titolo proprio per dare questa impressione di una pennellata lungo la penisola di tradizioni, sto cercando di raccontare la caccia non solo ai Cacciatori ma di raccontarla anche alla moglie, al figlio del Cacciatore che si possano sedere col padre che guarda il filmato per vedere il cinghiale che corre e magari piglia la fucilata ma anche per consentire a loro di stare sulla poltrona, insieme a tutta la famiglia, cercando di trovare qualche argomento o interesse anche per i non cacciatori. Non a caso, tutte le volte che noi andiamo in giro per l’Italia, cerchiamo sempre di stimolare nelle squadre che ci ospitano, un richiamo a quello che è il territorio, alle tradizioni, ai personaggi, ai panorami, a portarci a vedere i posti belli che ci sono in tutta l’Italia e che normalmente non si vedono, anche perché la caccia al cinghiale poi sarà una giusta chiave di lettura. Se noi ci pensiamo i cacciatori sono quelli che conoscono meglio i boschi, conoscono meglio gli ambienti, sono quelli che conoscono meglio gli animali perciò non sono solamente persone che sparano, sono anche persone raccontanti, persone che ti guidano, persone che sono capaci di trasferirti un sapere che un sapere ovviamente antico perché si rifà la natura, alla biologia, alla biodiversità.

Ha parlato appunto di tutte queste esperienze, perciò vorremmo proiettarla direttamente all’esperienza qui a Simeri Crichi. Com’è andata?

È stata una cosa spettacolare, lo sapevamo, ce lo sentivamo perché siamo stati invitati da questi ragazzi , da Francesco, da Giuseppe che nemmeno ci conoscevamo, i social sono un veicolo eccezionale per conoscersi, per scambiarsi opinioni, per scambiarsi immagini, per comunicare sostanzialmente, però vedete che dai Social, che possono darti una comunicazione tante volte fredda, impersonale, possono nascere amicizie, nascono le occasioni di conoscersi e questo è stato proprio l’esempio eclatante. Ci siamo conosciuti via Facebook, siamo stati invitati via WhatsApp, siamo arrivati con l’auto e ci siamo stretti la mano finalmente. Noi abbiamo fatto una piccola raccomandazione, dicendo che noi quando veniamo non pretendiamo di vedere sparare a 10 cinghiali, noi vogliamo venire a vedere un pochettino di Calabria vera, perché abbiamo già provato in passato e cerchiamo sempre di sfondare questa particolarità, poiché quando noi arriviamo con la troupe, le squadre (soprattutto quelle del Sud) cercano tutti di vestirsi bene, si comprano i vestiti migliori, comprano le ottiche, lucidano i fucili, mentre invece noi cerchiamo di far vedere qualcosa che non si vede più, vorremmo vedere qualcosa di vero, qualcosa di reale, qualcosa di legato molto al territorio e in questo caso questa volontà l’abbiamo manifestata e loro l’hanno raccolta e devo essere veramente sincero, siamo stati davvero felicissimi di questo, perché sono stati molto bravi, ci hanno veramente portato a vedere un angolo di Calabria poco conosciuto perché qui è difficile essere di passaggio, un angolo di Calabria vero, reale, posti che conservano un po’ di Radici del passato e abbiamo vissuto con loro due giornate e mezzo veramente stimolanti dal punto di vista anche della conoscenza etnografica del territorio, dei personaggi. E poi noi siamo abbastanza bravi nel far sì di entrare subito nella parte, perché siamo noi che entriamo nella vostra parte, non pretendiamo che voi facciate quello che vogliamo noi come produttori, come registi cerchiamo di andare dietro le quinte e di seguire quello che succede tutti i giorni, in questo caso è avvenuto e devo essere contentissimo perché anche avendo avuto una giornata negativa dal punto di vista del meteo, abbiamo fatto una marea di cose bellissime, ci siamo conosciuti, mangiato piatti tipici vedendo come si producono, siamo andati nell’orto a raccogliere i finocchi da mangiare a mezzogiorno, abbiamo preso l’olio appena franto, abbiamo gustato il fegato del cinghiale fatto alla vostra maniera, abbiamo macellato il cinghiale… cioè tutte piccole cose che magari uno dice,  ma l’hai fatta per me, ma secondo me non l’avete fatta per noi, l’avete fatta per voi perché siete tornati indietro a ritrovare queste tradizioni, questi piccoli scampoli di passato che tutto sommato delle volte anche voi dimenticate.

Possiamo quindi dire che qui a Simeri Crichi avete trovato la vera Calabria?

Si. La cercavo e poi l’ho trovata veramente, come cerchiamo sempre di far sì che avvenga dovunque andiamo.

Curiosità, Sport

Informazioni su Gabriele Pugliese

Gabriele Pugliese nasce a Catanzaro l'11 Novembre 1997 ed è residente a Simeri Crichi ma, per gli studi universitari, vive a Roma (RM). Frequenta le scuole elementari e medie presso l'Istituto Comprensivo Statale "B. Citriniti" di Simeri Crichi, luogo in cui nasce l'idea della Gazzetta dei Ragazzi. Acquisisce il diploma di maturità presso l'Istituto Tecnico Industriale Statale "E. Scalfaro" di Catanzaro. È attualmente iscritto presso la Facoltà di Ingegneria Elettrotecnica dell'Università ”Sapienza" di Roma. Grande appassionato di grafica, fotografia e musica, ma anche di informatica e impiantistica. Dal 2010 è direttore della Gazzetta dei Ragazzi, specializzato e responsabile nel settore tecnico e grafico del gruppo, organizza il lavoro e gestisce le varie pubblicazioni, inoltre in concomitanza alle proposte avanzate dal consiglio direttivo e dai collaboratori tutti detta, insieme al co-direttore Filippo Coppoletta, le linee guida da seguire nel gruppo. Non ha settori specifici nei quali scrive ma si occupa prevalentemente di manifestazioni, politica, ed eventi.

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